Nel numero #4 abbiamo ricostruito il percorso che ha portato al Digital Omnibus.
Il seguente numero invece mostra che quel percorso non è stato un caso isolato; l'Unione Europea aveva già applicato uno schema simile, pochi mesi prima, ad un ambito del tutto diverso: la rendicontazione di sostenibilità delle imprese.
Cos'è l'ESG?
"ESG" è l'acronimo di Environmental, Social, Governance.
(Ambiente, Società, Gestione Aziendale).
Indica i tre criteri con cui si valuta un'impresa al di là dei suoi risultati economici: quanto impatta sull'ambiente, come tratta i lavoratori e come è governata al proprio interno.
Nato come strumento di valutazione per gli investitori, che volevano sapere se un'azienda fosse esposta a rischi ambientali o reputazionali prima di investirci, l'ESG è progressivamente diventato materia di obbligo normativo. Non più solo un'informazione volontaria fornita a chi la chiedeva, ma un insieme di dati che determinate imprese sono tenute per legge a raccogliere, verificare e pubblicare.
Il parallelo con l'intelligenza artificiale è più stretto di quanto sembri. In entrambi i casi il punto di partenza è lo stesso: un fenomeno che le imprese già gestivano in autonomia, che il legislatore europeo decide a un certo momento di disciplinare, imponendo obblighi documentali, verifiche e responsabilità.
Regolamentazione dell'ESG
Il percorso europeo si è costruito per fasi, nell'arco di circa un decennio.
Il primo passo risale al 2014, con una direttiva che introduceva l'obbligo di comunicare informazioni non finanziarie, ambientali e sociali, ma solo per grandi imprese di interesse pubblico, in particolare oltre la soglia dei 500 dipendenti, lasciando ampi margini di flessibilità per quanto riguarda i contenuti e le modalità di rendicontazione.
Nel 2020 arriva la Tassonomia europea: un sistema di classificazione che stabilisce quali attività economiche possano dirsi "sostenibili" secondo criteri tecnici uniformi. Serve ad evitare che le imprese definiscano la sostenibilità a modo proprio; lo stesso problema che l'AI Act affronta definendo cosa sia un "sistema ad alto rischio".
Nel 2022 la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) sostituisce la direttiva del 2014 ampliandone drasticamente la portata: molte più imprese obbligate, standard di rendicontazione dettagliati, obbligo di assurance esterna dei dati pubblicati.
Nel 2024 la CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) compie il passo più impegnativo: non chiede più soltanto di rendicontare, ma di verificare attivamente la propria catena di fornitura, individuando e affrontando gli impatti negativi su ambiente e diritti umani, con una responsabilità civile in caso di inadempienza.
In parallelo, il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) introduce un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, per evitare che le imprese europee siano penalizzate rispetto a produttori esterni soggetti a vincoli ambientali meno stringenti.
Un impianto costruito progressivamente, che nell'arco di dieci anni ha portato la sostenibilità da informazione volontaria ad obbligo documentale sanzionabile.
Poi è arrivato l'Omnibus
L'8 novembre 2024 il Consiglio dell'Unione Europea ha adottato la "Dichiarazione di Budapest", che invocava esplicitamente una "rivoluzione nella semplificazione" della normativa europea, richiamando le raccomandazioni contenute nei rapporti Letta e Draghi sulla competitività.
Il 26 febbraio 2025 la Commissione ha presentato il pacchetto Omnibus I, con l'obiettivo dichiarato di semplificare proprio i principali pilastri: CSRD, CSDDD, Tassonomia e CBAM.
Il risultato, approvato in via definitiva un anno dopo, è un significativo restringimento dell'ambito di applicazione: la CSRD viene circoscritta alle imprese con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto annuo, mentre per la CSDDD le soglie salgono a più di 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato netto.
Viene inoltre eliminato l'obbligo, previsto dalla CSDDD, di adottare un piano di transizione climatica e soppresso il regime europeo armonizzato di responsabilità civile.
Dieci anni per costruire l'impianto, tredici mesi per ridimensionarlo.
Il confronto con l'AI Act
La proposta della Commissione arriva il 26 febbraio 2025 per la sostenibilità, il 19 novembre 2025 per il digitale.
Nel caso della sostenibilità c'è un passaggio intermedio che il Digital Omnibus non ha: la direttiva cosiddetta "stop-the-clock", approvata definitivamente il 14 aprile 2025, con la funzione di rinviare alcune scadenze mentre il negoziato sulla revisione sostanziale era ancora in corso.
Il negoziato occupa i mesi da giugno a dicembre 2025 nel primo caso, da novembre 2025 a giugno 2026 nel secondo, con la differenza, raccontata nel numero #4, che sul Digital Omnibus un primo ciclo si è chiuso senza accordo a fine aprile.
L'approvazione definitiva arriva il 24 febbraio 2026 per la sostenibilità (entrata in vigore il 18 marzo), il 29 giugno 2026 per il digitale (firmata l'8 luglio).
Circa tredici mesi dalla proposta all'entrata in vigore per il primo pacchetto, poco meno di otto nel secondo.
E si ripetono anche gli elementi che accompagnano il percorso:
Retorica della competitività: entrambi i pacchetti presentati come semplificazione a beneficio delle imprese europee.
Pressione di governi e associazioni: nel caso della sostenibilità, il Cancelliere tedesco ha scritto direttamente alla Presidente della Commissione chiedendo la semplificazione della CSRD; nel caso del Digital Omnibus, come documentato nel numero #4, la pressione è arrivata da associazioni di categoria con stime economiche quantificate e da diversi governi.
Critica di arretramento: in entrambi i casi osservatori indipendenti hanno descritto l'operazione non come semplificazione tecnica, ma come riduzione sostanziale delle tutele previste.
Due differenze che contano:
La prima riguarda la tecnica normativa. L'Omnibus sulla sostenibilità agisce su norme già operative stringendo la platea dei destinatari: alza le soglie di dipendenti e fatturato, liberando molte imprese dagli obblighi senza toccare le regole per chi resta sopra quota. Il Digital Omnibus interviene invece su adempimenti non ancora diventati vincolanti: non esenta alcuna azienda, ma ne fa slittare in avanti la data di decorrenza.
La seconda riguarda la tempestività dell'intervento. La CSRD è stata ritoccata dopo anni dalla sua entrata in vigore, permettendo di misurarne l'impatto reale sul campo. L'AI Act, al contrario, viene ridisegnato d'anticipo: il legislatore interviene sui sistemi ad alto rischio prima ancora che gli obblighi principali siano diventati operativi per le imprese.
L’indicazione pratica è chiara: le scadenze attuali (dicembre 2027 e agosto 2028) vanno rispettate, ma non considerate scolpite nella pietra. Chi pianifica la conformità su più anni non dovrebbe limitarsi a guardare date fisse, ma tenere d'occhio l'evoluzione dei dossier: il quadro normativo potrebbe cambiare ancora.
In una frase
Quello che l'ESG ha già vissuto, l'intelligenza artificiale lo sta attraversando adesso.
Per questo, se dobbiamo capire cosa aspettarci nei prossimi due anni, abbiamo un precedente da cui partire.
Nel prossimo numero (#7):
ESG e AI Act messi alla prova su un caso concreto. Un'impresa che ha fatto tutto correttamente si trova bloccata perché i fornitori non rispondono riguardo alla documentazione richiesta…
Al prossimo giovedì,
Edoardo Rinaldi
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